Spray the words with: OMER TDK

Oggi vi presentiamo uno street artist milanese in un’intervista un po’ speciale:  Omer Tdk.
Prima di parlarvi di lui abbiamo una sorpresa per tutti gli amanti dei supereroi: una serie di riproduzioni delle sue più famose tele di Batman, Catwoman e Wonder Woman ritoccate dall’artista, rendendo in tal modo ogni copia unica nel suo genere. Vere e proprie opere d’autore allo straordinario prezzo di euro 300,00, tecnica retouché, 11 copie in edizione limitata, numerate e autenticate. Guardate e se vi servono info cliccate sulla foto!

Non solo, per gli amanti dei mitici X-Men, abbiamo anche una riproduzione di Wolverine in edizione limitata e con passaggio serigrafico lucido.
Una produzione fantastica, esattamente come i soggetti rappresentati, veri e propri idoli del mondo del fumetto. Seguite il link per tutte le info.

E ora veniamo un po’ a noi.  Per chi non lo conoscesse, Omer è un supereroe della scena artistica milanese. È qua, a Milano, che nasce e si forma artisticamente sin da quando nel 2007 entra a far parte di una delle crew più famose, i TDK. Ed è sempre qua che si laurea con onore all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Omer trae ispirazione da settori diversi e artisti diversi, dalla pubblicità alla Pop Art, dai poster di Mimmo Rotella ai combine-paintings di Rauschenberg alle riproduzioni di Andy Warhol e Roy Lichtenstein.

Il suo percorso artistico si evolve sino a raggiungere un suo personalissimo linguaggio espressivo che vede nel poster la sua massima espressione. Attraverso l’uso dell’ironia e tramite la sua conoscenza delle reazioni chimiche che avvengono tra elementi di natura contrastante, Omer riesce a lanciare messaggi graffianti e spietati con effetti insoliti e sorprendenti. La sua abilità nel mescolare stili e modalità così diverse lo ha portato a creare un’opera ibrida e unica, la Urban-Pop, di cui è uno dei principali esponenti italiani.

Aquaman, New Life, cm 100×80 in esposizione e in vendita in Via Corridoni 5 a Milano

Ora lasciamo parlare l’artista.

1) Ciao Omer. Hai già all’attivo tante personali, sei riuscito ad affermarti anche fuori dai confini milanesi in cui sei cresciuto. Che prospettive vedi per la street art italiana?

All’estero ho fatto qualche esperienza anche se il mio campo di azione più forte è la mia città e l’Italia. Nel 2008 sono stato a Los Angeles a dipingere con la mia crew e altri writer storici italiani, insieme ai CBS (Can’t Be Stopped) storica crew di Los Angeles gemellata con la mia. Ho partecipato a una mostra collettiva in Francia a Sanaray Sul Mer, una tri-personale a Montecarlo con Cruz ed Emiliano Rubinacci, amici ed artisti, rispettivamente street artist e scultore con i quali prendiamo parte anche a un evento annuale a New York per gli Open-Studios, La street art in Italia è un bacino pretestuoso e confuso. Ad oggi il semplice utilizzo dello spray generare un fraintendimento della connotazione artistica. Un writer non è necessariamente uno street artist, né uno street artist deve necessariamente usare lo spray come mezzo espressivo. Arte è una parola grossa, come Amore, va dosata e utilizzata con cura, non si può generalizzare e quindi rendere omogenei dei percorsi artistici e di vita con questo macro-bacino (la Street-Art ), che spesso mette sullo stesso livello writer o giovani alle prime armi con chi è sulla scena da oltre 20 anni … Spesso mi è accaduto di essere chiamato a progetti, eventi o commissioni, a cui non ho partecipato, dove il minestrone dei partecipanti era selezionato solo dal fatto di usare lo spray, senza una vera e reale conoscenza del percorso artistico di vita compiuta che sarebbe il punto di partenza per fare le prime selezioni. Penso ci voglia più attenzione e cura da parte di decide di organizzare una mostra o un evento. Va retribuito e riconosciuto adeguatamente il lavoro di un’artista se è tale, perché sta regalando alla storia futura una piccola gemma del proprio sapere e che potrebbe diventare potenzialmente una parte importante della Storia dell’Arte Contemporanea.

Inserire foto Scalata al successo con dicitura

2) “Scalata al Successo” è sicuramente una tela ricca di particolari e di significati reconditi. Ce li vuoi raccontare?

Scalata al Successo, cm 120×100, in esposizione inVia Corridoni 5 Milano fino a giugno 2019

Nell’opera “Scalata al Successo” si evidenzia chiaro il mio linguaggio artistico-espressivo più classico, compare “l’Uomo-Bestia” nei suoi molteplici aspetti e la “rivisitazione storica”, modus operandi spesso evidente nelle mie opere e nel corso del mio processo formativo. Sono infatti spesso presenti nelle mie opere le rivisitazioni di grandi classici di artisti storicizzati, spaziando da ispirazioni e contaminazioni provenienti da diversi periodi storici. I principali filoni da cui attingo vanno dal Rinascimento, al Barocco al Contemporaneo. In questo caso lo spunto storico arriva da Eugène Delacroix nell’opera “La Libertà Che Guida Il Popolo” del 1830, trasportata ai nostri giorni. A differenza dell’opera originale il Popolo è diviso in due: i personaggi in primo piano che scavalcano le barricate stanno scappando e non guidano il popolo, divisi appunto dal resto dei personaggi che li inseguono perché stanno scappando con ” la cassa”, ossia il denaro rubato. Insieme a questa nuova connotazione contemporanea dei personaggi, alle loro spalle compare lo skyline di Milano, le bandiere rosso-nera e nera-azzurra delle squadre simbolo della stessa città, non divise da un Derby ma unite per un unico “obiettivo impossibile”: fermare la truffa. Quella che era Marianne nell’opera di Delacroix e che guidava il popolo tenendo alta la bandiera francese si trasforma in una figura che sventola la bandiera italiana e simboleggia aziende, banche o enti che chiudono i battenti trattenendo i soldi dei contribuenti. Marianne diventa una Donna-e il suo socio in affari è un Aquila armata che la spalleggia (simbolo dei poteri forti) mentre scappano con una sacca piena di soldi, addirittura così piena da perderne alcuni nella fuga (il valore simbolico aggiunto dai soldi persi per strada rappresenta la poca cura e la mancanza di rispetto dei valori e dei beni degli altri). Batman, Superman ed IronMan non possono fare nulla davanti a quanto accade e si abbandonano a terra esanimi mentre Hulk e il famoso pagliaccio Roland provano a fermarla.

3) Parlaci dell’uomo-bestia. Che cosa rappresenta nelle tue tele?

Rappresenta l’uomo, ma anche la sua antitesi. E’ il simbolo più forte della contraddizione eterna dell’uomo con il suo “io” la crudeltà animale e l’istintività più incontrollata, con il bisogno di sentirsi bene in una società fatta di regole, di forme di controllo e talvolta di pregiudizi, di razza, di sesso, di religione. L’uomo bestia rappresenta in chiave metafisica un’umanità persa in se stessa, una società di etichetta e non di sostanza, a tratti effimera e egoista. L’uomo e le sue origini, l’uomo e il suo rapporto con l’ambiente, sono i continui richiami della contraddizione che da sempre accompagna i popoli di tutto il mondo nella storia. Spesso l’animale rappresentato impersona in qualche modo i caratteri distintivi di quello specifico soggetto pittorico, a volte “capra” altre “primate” altre “rapace” e così via. L’uomo-bestia è sicuramente uno degli aspetti pittorici maggiormente trattati nel mio percorso formativo che si esprime ad oggi con la sublimazione del suo concetto.

4) Tra i tuoi soggetti preferiti rientrano sicuramente i supereroi del mondo del fumetto, che ami rivisitare in diverse situazioni. Dopo una prima emozione visiva, molto forte, si passa a un’analisi più approfondita. Spiegaci come mai hai ami questi personaggi e perché vengono in parte decontestualizzati sino a ottenere quasi quasi una nuova identità.


Ironman, Tattoo for Life, cm 100×120 in vendita presso Via Corridoni 5 a Milano

Questo è l’emblema di ciò che ho spiegato prima, della primordiale evoluzione dell’uomo, che arriva fino alla ricerca di un “Super-Uomo” da qui Superman e la sua identità simbolo dell’America e della ricerca dei suoi miti. Nei Supereroi viene espressa la ricerca del simbolo, di un icona, necessaria per conservare un po’ dell’identità ormai perduta, ma anche queste icone con il tempo e con il progresso o regresso tendono a sfumare, da qui il bisogno di allenarsi per rimanere in auge anche nella società odierna. Nelle opere di questa serie si esprime anche questo confronto personale che esiste tra l’uomo e il passare degli anni, la naturale decadenza fisica, paragonata al naturale declino di un mito, di un simbolo, di un identità di pensiero o dell’umanità stessa.
Interessante in questo filone è l’aspetto umano che rende questi Supereroi ormai uomini comuni, gocce d’acqua che cadono nel oceano, che passano inosservati nel calvario delle metropoli.
Lo spunto critico offerto da Chiara Canali nel testo scritto a cura della mia ultima mostra “Not Ordinary Superhero” ci fa notare come questa connotazione di declino del mito fosse trattata anche da Antonio Caronia nel suo saggio “Nascere ancora. Superman” (1993).
Nello specifico Chiara Canali scrive:” Unia dipinge la parabola di un Supereroe non più straordinario, ma ordinario, come già aveva profetizzato Antonio Caronia nel suo saggio Nascere ancora. Superman (1993): “Se il Supereroe di stampo classico voleva avere ancora qualcosa da dire a una società in cui l’informatica, la microeletteronica e l’ingegneria genetica trasformavano le basi del patto sociale,‘smaterializzando’ la vita quotidiana e rivelando d’un colpo inimmaginabili dimensioni di complessità, l’imperativo era problematizzarsi, uscire dalla semplificazione monodimensionale delle origini. Il corpo “glorioso”, massiccio e potente, del Supereroe si staglia solitario sullo sfondo colorato e carico di scritte, stencil, lettering e segni grafici che rispondono al bombardamento mediatico e consumistico di oggi, dimostrando l’attitudine ironica e demistificante dell’artista che, dietro alla maschera e al costume dell’eroe, denuncia le fragilità, le debolezze, le tensioni e le paranoie di un essere umano qualunque. Così come in precedenza era stato caustico e dissacrante nei confronti dei temi dell’attualità politica e sociale e ne aveva delineato tic e manie dell’uomo moderno in balia delle pulsioni terrene e degli istinti profani, così con questa serie di opere Unia annuncia la crisi del Supereroe, rivela la decadenza del mito dell’onnipotenza e la caduta dell’illusione che l’uomo possa padroneggiare la complessità del reale con gli strumenti tradizionali, cioè con il suo corpo e con la sua intelligenza.”

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